sabato 19 febbraio 2011

C'ERA UNA VOLTA



UN PO’ DI CONVENIENZA
Una volta il diavolo voleva convincere un pover’uomo che si ottiene di più ad usare la falsità che non ad essere fedeli alla realtà.
Questi, che non era del tutto convinto, chiese allora consiglio al suo angelo che lo accompagnava sempre e, quello gli rispose: “Sarà forse anche vero, ma solamente per ottenere quello che può dare l’egoismo. Non di certo per diventare capaci di produrre il bene e generare la pace!”.
Il diavolo invece che non voleva rinunciare alla sua teoria, continuava a dirgli che è sempre meglio essere egoisti piuttosto che andare d’accordo con la gente e, che comunque poi, con un po’ di falsità, si arriva ancora a fare una bella figura come se si fosse stati più che altruisti.
Ma, perché quell’uomo non era del tutto convinto, stava tra lui e il suo angelo indeciso, tanto che lo potreste trovare fermo ancora là a perdere tempo, senza essere ancora riuscito a concludere mai qualcosa.

sabato 22 gennaio 2011

MASSIME


Per un bambino niente è inarrivabile, 
perché tutto è amabile.

LE CHIESE DELLA DOMENICA 23 01 11

III DOMENICA  dell’anno lit. A
Gli inizi della missione pubblica di Gesù


Il vangelo non è una informazione, ma è l'inizio, sempre attuale, di una nuova epoca storica, sociale e personale. 
St. Vito - Egling De


Dopo l'arresto di Giovanni Battista, Gesù lascia Nazaret per difendere la propria sicurezza personale, ritirandosi  a Cafarno. Inizia così la sua missione pubblica. A questo fine chiama i primi discepoli e comincia a visitare i vari paesi della Galilea annunciando la buona novella e sanando infermi e ammalati.
Mt. 4, 13-23





lunedì 10 gennaio 2011

C’era una volta

IL COMIZIO DEGLI ANIMALI
Una volta gli animali si radunarono in un gran comizio. Vennero da tutte le parti della terra: il rinoceronte dall’Africa, l’elefante dall’India, il canguro dall’Australia, l’orso dall’America, il topolino da dietro casa.
Poi vennero lo stambecco,  il gatto, le scimmie, i piccioni, lo struzzo,  il cavallo, le galline e tanti altri animali che a nominarli tutti ci vorrebbe un libro intero.
E quella volta stavano insieme senza litigare e senza sbranarsi a vicenda, come invece avrebbero fatto sicuramente, se non si fossero trovati, in comune accordo, a protestare contro un privilegio assurdo e non più tollerabile: quello che l’uomo era riuscito a raggiungere, arrogandosi il diritto di essere superiore e diverso da tutti loro. Per cambiare le cose e rinnovare i rapporti su una base più equa, deliberarono ed elessero una commissione di studio.
Questa, dopo aver studiato, arrivò alla conclusione che sarebbe bastato togliere il cuore all’uomo per farlo diventare anche lui un animale. Dopo questo primo passo importante della loro scienza, dissero che per riuscire a tanto sarebbe bastato risvegliare nell’uomo, al posto dell’amore, il suo interesse. E nel cercare i campi da proporre alla sua attenzione, si accorsero che non valeva la pena di far tanta fatica, perché molte volte l’uomo, senza sforzo e con estrema naturalezza, bada solo a sé stesso e si preoccupa unicamente di sé.
E qui arrivarono finalmente al nocciolo della questione: un uomo egoista era semplicemente senza cuore!
E così, anche solo con un poco di egoismo, riuscirono a far diventare qualche uomo un animaluccio e, non solo lui, ma per mezzo suo anche quelli che gli stavano vicino.
Ecco, perché da allora con alcuni dei nostri simili non si riesce più a parlare e non si riesce nemmeno ad andar d’accordo;...
infatti, essendo diventati un poco animalucci, parlano una lingua che nessuno capisce, diversa da quella che usano tutti gli altri uomini.

martedì 14 dicembre 2010

BUON NATALE!

La storia di una cartolina
Ho scritto tante cartoline di auguri per natale, forse troppe, 
ma ne mancava una che fosse unica tra tutte. è ora di rimediare con quella di oggi. 
Non è del tutto nuova ma ne completa una precedente che, se rimane monca, rischia di non dir niente: in pratica, basta aggiungere una conclusione che sembra necessaria.

Erode manda i soldati per uccidere perché ha paura di perdere il suo regno
il Re dei cieli manda suo figlio per portare la pace...
e, ora la conclusione:
quel che per noi importa è sapere se siamo i soldati o i pastori del presepio.
Se, poi, non è abbastanza chiara si può aggiungere ancora una spiegazione.
Tutti gli uomini sono degli ‹incaricati›, a meno che pensino di essere solamente dei ‹salariati›, ciascuno deve decidere se lavorare per chi porta morte, oppure vita;
se. ancora, qualcuno non sa ancora cosa decidere, basta che guardi cosa porta in mano se la spada del soldato o il bastone del pastore, in altre parole, se egli lavora per fare danni, oppure per seminare il bene.

mercoledì 8 dicembre 2010

Un disegno simpatico


Il burbero benevolo

Il burbero benevolo è sempre simpatico
viene insieme alla gioia come una coppa di vino
(Disegno di un’antico boccale di  terracotta).

Massime



Così o cosà


Nessuno vive così o cosà
senza motivo né qualità.

martedì 7 dicembre 2010

Festa dell'Immacolata


Come vedo io la Madonna?
Come una mamma con tanti bambini che, se stanno in casa, rompono tutto e fanno disastri, così li lascia andare fuori a giocare, torneranno poi loro, quando avranno fame e saranno stanchi; allora lei li rifocillerà e preparerà per loro un letto caldo per riposare.
I bambini si troveranno in una casa amica, si ricorderanno sempre della mamma, dimenticheranno invece facilmente i loro castelli fatti di sabbia, lo sporco seminato e il disordine combinato.
Ma perché io vedo la Madonna in questo modo?
Perché il suo amore mi ricorda l'amor di Dio.
Dio, con tanti bambini che combinerebbero disastri se stessero in casa e che, allora, li lascia uscire finché stanchi e affamati ritornano da lui.
Insomma Dio ha costruito una casa che è la chiesa, ha preparato una dimora che è il paradiso: egli può sembrare lontano e, invece, l'intera umanità ritorna facilmente da lui e si ricorda solo del suo amore.

giovedì 2 dicembre 2010

Le statuine del presepe


Per ogni mamma il bambino che porta in grembo è un re.
La Madonna sa che è il Re dei re.

sabato 27 novembre 2010

Una lettera a un mio amico



Carissimo H.
È tornato il sole!
Stamane mi pareva di aver risolto il mo problema che mi impediva di capire le tue spiegazioni su quella specie di positivo universale che cancella ogni male personale.
Mi pareva, infatti, che basta distinguere nel male ciò che è danno da ciò che è colpa. Di per sé il male scompare quando si è rimediato al danno e, in questo caso la colpa non ha più ragione d'esistere, a meno che uno preferisca affermare i suoi diritti personali, al posto di promulgare la pace che è, per l'appunto, quel bene che tu indicavi.
Del resto neppure Giuda ha potuto evitare di distinguere colpa e danno e neppure egli ha potuto evitare che un danno diventasse motivo di redenzione, ossia egli stesso si è trovato nelle condizioni di cercare nel danno una chance.
Ti ringrazio che mi hai soffermato su questo problema e ringrazio il Signore di tutte le soluzioni, anche di quella che abbiamo trovato.
Nell'intramontabile unità
Paginario.autore

venerdì 12 novembre 2010

Le chiese della domenica 14 nov. 2010


Chiesa di S, Silvestro - Mittestetten (De)
L'uomo, il fedele, l'altro Gesù è parte necessaria della struttura della religione, alcune delle altre pratiche possono alle volte persino sembrare delle sovrastrutture.

Gli Ebrei ai tempi di Gesù avevano ormai rinunciato agli idoli, non avevano i numerosi templi dei pagani, ma un solo Dio e un solo tempio a Gerusalemme. Venivano pellegrini da tutta la Palestina per ammirarlo: era una costruzione famosa ed era, nello stesso tempo, il simbolo della loro sicurezza.
Gesù a chi gli faceva notare il prestigio del tempio, volge invece la sua attenzione all'uomo e non alle pietre, ai suoi discepoli pietre spirituali di un tempio diverso. Egli sa quanto costeranno queste nuove pietre e quale valore acquisteranno dopo le prove che dovranno superare, per questo vuole premunirle: "Tempi verranno che non rimarrà pietra su pietra... Anche voi dovrete sopportare il martirio a causa della fede..." (Lc. 21, 5-19).

Confessione filosofica




Nel riordinare i miei blog, mi è parso necessario mettere giù in due parole le ragioni che mi hanno mosso a pubblicarli. 
Lo faccio ora con: 
a) una specie di confessione o manifesto o confessione filosofica.
b) una intervista come riassunto e come indicazione pratica di questa filosofia,
c) una testimonianza che è un esempio di applicazione.


a) confessione filosofica
1. Qualsiasi filosofia che non spiega il ‹fenomeno morte› (il fenomeno che va sotto il nome di morte) è in se stessa meno filosofia e più ignoranza , almeno, meno ragionevole; ora l'unica filosofia che spiega la morte è quella di Gesù di Nazaret.
La sua spiegazione è semplice e si potrebbe esprimere in due proposizioni:
_ l'uomo che muore vede Dio così come è
_ L'uomo che muore conosce se stesso come Dio lo vede dall'eternità e come Dio stesso ha supplito ai suoi deficit e alle sue mancanze.
In questo senso la morte è un atto di assertività da parte dell'uomo e una continuata promulgazione di vita da parte di Dio.
Nel contesto di questa filosofia possono nascere tante domande e altrettante risposte che fungono da spiegazioni aggiunte formulate da molti pensatori, anche se non sono essenziali e, alle volte, persino discutibili. 
Una di queste aggiunte raggruppa tutte quelle considerazioni sullo sviluppo della razionalità umana, come quelle fondamentali di Piaget, una volta completate da quelle altre considerazioni che riguardano l'affettività dell'uomo, specialmente così necessaria nei momenti critici del passaggio da uno stadio razionale a quello successivo dello sviluppo umano.
Nel contesto della volontà affettiva dell'uomo, lo studio delle e della virtù occupa un ruolo d'importanza evidente, che insieme alla considerazione delle proprietà della natura umana presentano il presupposto (precognizione) della stessa capacità razionale dell'uomo e, quindi, di ogni filosofia.
In questo senso, per capire il fenomeno morte è necessaria l'intera vita vissuta, cioè lo sviluppo completo della razionalità umana, l'esercizio continuo delle virù e la realizzazione delle possibilità naturali. Una mancanza di sviluppo razionale nelle età prima di aver raggiunto il suo compimento è compensata da un contributo aggiunto e indispensabile delle virtù affettive. In pratica, ogni bambino, ogni giovane e ogni adulto crede ama e spera di raggiungere quella perfezione naturale e razionale che gli farà comprendere tutto il suo modo di vivere e che lo renderà disponibile e ricettivo alla comprensione della sua vita post mortem (il dopo-morte) che diventerà sperimentale solamente nel tempo dell'eternità.
In ogni caso se si rinuncia ad una spiegazione della morte non si può pretendere d'essere maestri, ma ci si deve accontentare di esserne ignoranti. Questo non vuol dire come invece sia sempre possibile continuare ad essere e a divenire eroi, santi e martiri. In altre parole, un uomo ignorante, ma santo è più uomo di un altro che crede di sapere tutto sulla morte, senza mai tendere a una maggiore perfezione. Il termine santo equivale a quello di ‹divino›, cioè di partecipe della spiegazione della morte, quando egli la vivrà in eterno dopo decesso fisico, partecipando alla Causa, vedendo la Ragione, con-sentendo alla Consolazione, della sua esistenza.
Rimarcando a corollario quanto detto, chi non vuole spiegarsi la morte, muore anche nel quotidiano e rinuncia a ogni progresso razionale, chi invece studia il fenomeno morte, può persino essere incolpato di credere a delle illusioni, ma non può essere incolpato di credere a una vita senza motivi e senza spiegazioni che sia peggiore di una continua morte.
Ci sono uomini che lavorano per costruire una società migliore, che se è mortale è anche inutile, tuttavia proprio costoro testimoniano di fare quello che non riescono a spiegare.


b) una intervista 
Come spiegare tutto questo a chi non accetta spiegazioni?
Semplicemente facendogli notare le ragioni del suo vivere, in pratica, il suo stesso vivere è una spiegazione: basta chiedergli
- Perché vivi? Per mangiare per bere e poi morire?
- No! Io vivo per mia moglie, i miei figli e per un futuro migliore.
- Ma tu credi che questo sia possibile?
- Certamente, io credo a tutto questo!
- Ma quale prova mi dai della tua fede?
- Te la posso dare perché io amo la vita.
- Allora è l'amore la prova della vita e della ragione; ebbene, ci può essere un amore meno amante?
- No!
- Ma, allora, l'amore che non muore perché è sempre e perfettamente amante, è il Dio che ti ama per l'eternità.


c) una testimonianza 
Noi abbiamo bisogno di gente che ragiona perché ama e di gente che ama perché ragiona, al punto di preferire quasi un santo al posto di un filosofo.
Io amo moltissimo i santi e, tra questi, ‹San› Palmiro Togliatti che è morto per aver diffuso e praticato una lotta che fosse più dolce di quella messa in atto, per esempio, in Cambogia o in Vietnam, anche se non posso asserire che chi è invischiato in lotte e in guerre, al posto d'essere spietato e crudele, sia quella persona gentile che ama sempre e che non odia mai, tanto da meritarsi il titolo di santo in continuità.


NB. Questa ‹confessione› mi sembrava così importante che l'ho copiata tale quale su tutti i miei blog, perfino su uno che io scrivo in lingua tedesca, purtroppo non tradotto, sperando che qualcuno sappia anche l'italiano meglio di quanto io so il tedesco. 

mercoledì 10 novembre 2010

UN AGGIORNAMENTO NECESSARIO



Un avviso per gli amici che leggono i miei blog.
Sul finire di quest'anno mi sono accorto quanto fosse necessario porre ordine ai miei blog o meglio ancora farne dei nuovi.
Questo blog fin d'ora per ora non sarà cancellato ma sempre più continuerà con quello nuovo che porta il titolo di:
paginarioattuale
Per trovarmi sempre con sicurezza è meglio usare questo blog nuovo.
Qualsiasi informazione o qualsiasi suggerimento è sempre il benvenuto e può essermi inviato aggiungendo un commento ai miei spot.


Per avere una visione completa dei miei blog e dei vari argomenti che trattano clicca su
paginariobacheca



venerdì 5 novembre 2010

una lettera a un mio amico

Carissimo H.
non sono ancora venuto a trovarti malgrado il tuo cortese invito perché sto mettendo ordine ai miei libri, ai miei blog, ai miei propositi e, per non finire ancora, alle mie intenzioni.
ti dico la verità che se voglio lavorare non faccio fatica a trovarlo!
Per ora ho scritto due nuovi blog
Non appena ho finito questo po' po' di roba mi faccio vivo.
Ma almeno lascia che ti scriva per dirti che non ti ho dimenticato
                                                                                   
                                                                      PINO

mercoledì 3 novembre 2010

le chiese della domenica 7 novembre 2010

L'ombra è la testimonianza della luce


La realtà illuminata genera ombre.
La realtà incandescente genera luce.
I Sadducei sembrano dire al Signore: "Come ci può essere il Sole per chi vive nell'ombra?".
Gesù coglie l'occasione per annunciare la resurrezione dei morti in terra, che vivono come angeli in cielo (Lc. 20, 27-38).
Noi ci consideriamo come 'animali ragionevoli' sulla terra ma, volendolo, in cielo figli partecipi nel Padre, redenti nel Figlio, consonanti (riconoscenti) nello Spirito.

Parrochiale di  Schonenberg (DE)

martedì 2 novembre 2010

2 Novembre



Festa del paradiso




In attesa di rivederci di nuovo.

lunedì 1 novembre 2010

Le chiese dei giorni di festa



Ognissanti


S. Stefano, S. Maddalena a Tegernbach (De)


Perdere la casa in terra equivale ad acquistare una reggia in cielo.

sabato 30 ottobre 2010

La storia di due foto



Ieri ho cercato un punto di vista per una foto: l'ho trovato prima scalando il parapetto di un ponte a rischio di cadere nel fiume sottostante, ma poi ho trovato un angelo che mi ha dato la possibilità di fare una nuova foto da una posizione più comoda e con una visuale migliore.
Mi capita sempre così: quando faccio qualcosa che va bene devo ringraziare me stesso, quando faccio qualcosa che va meglio, oltre me, devo ringraziare anche chi mi ha aiutato e, il più delle volte, senza alcun interesse.


martedì 19 ottobre 2010

Un medico legge la bibbia

Riporto una lettera che ho scritto sul mio blog a un mio carissimo amico per invitare il mio lettore a prendere in considerazione questo scritto.
Lo merita!


Carissimo T. Y.
ti ho promesso di inviarti il mio scritto. "Un medico legge la bibbia" ma ho pensato bene di farti avere subito il testo cominciando dal primo capitolo e dagli ultimi che troverai alla fine del mio blog. i motivi di questo cambiamento sono diversi, ma li puoi trovare leggendo l'introduzione del libro. Con questo non voglio dimenticarmi di inviarti il testo stampato se riuscirò a correggerlo come si deve.
Ti ringrazio ancora della tua comprensione e della tua accoglienza che non potrò mai dimenticare.
Scrivimi, mettendo un tuo commento sul blog che mi arriverà personalmente.
Ancora grazie...

lunedì 18 ottobre 2010

CHI FA LA PARTE DEL PROTAGONISTA?



Un epilogo per: "Chi è il protagonista?"


Trent'anni fa scrissi una commedia, eppure anche oggi attuale.
Un anno fa circa la copiai su questo blog.
Poco fa ho modificato il quarto atto e aggiunto un epilogo che, a mio parere, è più importante dell'intera commedia.
Mancava ancora qualcosa di altrettanto importante?!
forse il prologo che qui ho redatto e pubblicato 'in primis' (Vedi nei post precedenti).


Dopo aver pubblicato gli atti e il prologo della mia commedia "Chi è il protagonista?", pubblico ora di seguito anche l'epilogo.
Spero così di soddisfare le richieste pervenutami.


Ogni lettore è libero di scrivere i suoi commenti o le sue critiche sotto ogni post che compariranno sullo stesso post solamente se me ne dà il permesso.


EPILOGO
scena terza


Su una veranda che dà sulla strada una signora anziana, in ombra, che quasi non si vede, che risponde alle domande di un giovane signore, vestito come un buon medico dei giorni nostri. Fuori sulla strada improvvisamente una valanga di giovani gridando vociando e cantando come i beattles del tempo nostro.
Sig. anziana. 
Chi sono?
Medico. 
Quattro giovanotti che suonano la ghitarra, inneggiano all'amore che deve salvare il nostro mondo ridotto in malomodo! Folle di giovani li seguono entusiasti e i nostri anziani li guardano sorridendo, così le loro canzoni sono diventate popolari! 
Ma io non vorrei interrompere i nostri discorsi...
Sig. anziana. 
Anche mio figlio parlava spesso di ‹amore›; eppure raramente nell'intimità della nostra casa e, ancor più raramente, con gli estranei, piuttosto faceva appello alla fede per risolvere i nostri problemi. Ben presto mi accorsi che non esiste amore senza la fiducia, nè fiducia senza amore.
Medico. 
Certo! si ha fiducia di qualcuno solo se lo si conosce!
Sig. anziana. 
Così, proprio così
Il piu delle volte, per non dire sempre, sembrava che mio figlio conoscesse solo il ‹dover essere› delle persone e delle cose, come se si fosse dimenticato del loro esistere abituale alle volte noioso o magari fastidioso!
Ma mi devo spiegare meglio!
Generalmente gli Ebrei aspettavano un Messia nato da una vergine e avevano fiducia che sarebbe venuto, ma proprio per questo vivevano un assurdo pratico, infatti, per un verso volevano avere bambini per ottenere almeno un progenitore del Messia, per un altro verso avrebbero dovuto sapere che sarebbe nato da una vergine. 
La verità invece è sempre più semplice. Io allora da poco passata la fanciullezza, non avevo questi problemi, ma un giorno, mentre spazzavo la casa, improvvisamente, la luce di una persona, anzi una persona tutta di luce, davanti a me m'illuminò di arcano e subito mi disse: "Ti saluto Maria, piena di grazioe, il Signore è con te: ecco, concepirai il Figlio dell'Altissimo!".
Quando l'angelo mi lasciò, io ormai ero un'altra persona. Come prima ero stata il ‹dover essere› di me stessa, dopo ero l'‹essere-incarnata-di-mio-figlio›. In quel momento mi accorsi di amare perché avevo fede e di aver fede perché ero la madre di Dio. Improvvisamente cominciai a capire che portavo nel mio cuore un amore senza limiti e nel mio seno una responsabilità senza confronti.
Trent'anni dopo tutta un'altra esperienza.
I miei parenti e i parenti di mio figlio, lasciarono il paese per andare a cercarlo e per ridurlo a più miti pretese, perché dicevano che era diventato matto. Io che mi ricordavo di come già altre volte ancora altre persone mi avvevano tacciato di pazzia, quando dovetti confessare d'essere madre, eppure vergine, non li lasciai partire da soli, per cercare con la mia presenza che evitassero, loro e non Gesù, di far pazzie; quando arrivammo da lui, ci trovammo davanti una folla di gente senza numero che lo attorniavano e, proprio per questo, non arrivarono nemmno al suo cospetto. Gesù non ricevette nemmno me e io fui contenta di essergli lontana insieme ai miei parenti, prima inferociti, poi sorpresi, ora galvanizzati. In quel momento si ripeteva un'altra situazione assurda: Quella di una umanità che aspettava un mondo nuovo con la rabbia in corpo, oppure con la sorpresa in volto; ma Gesù, immerso nella calca, sembrava dire, anzi disse. "Ecco mia madre: è questa folla che ha fede nella volontà e nella potenza di Dio".
Tra quelle persone non saranno mancati alcuni che avranno pensato che il fare opere che Dio vuole equivale a vivere una sorta di pazzia, eppure non mancheranno mai persone che pur di fare la volontà di Dio siano persino pronti a compiere miracoli.
Medico. 
Effettivamente è più miracoloso far sempre la volontà di Dio che non qualche volta un miracolo strepitoso. Oggi noi sappiamo che perfino nei mammiferi la stessa partenogenesi non è impossibile. D'altra parte Gesù ha fatto numerosi miracoli e, uno di questi, a Cana di Galilea, perché lei stessa lo ha richiesto.
Sig. anziana. 
è stato così...
Entrano in scena numerose comparse.
... ma chi sono questi altri?
Medico. 
È una manifestazione politica. La gente incolpa il governo della crisi economica e chiede un rimedio, forse con più rabbia che non speranza, ma certamente per sfogarsi, se può almeno protestare...
Ma io la prego di continuare.
Sig. anziana. 
Quando mi accorsi che mancava il vino sulla tavola del banchetto degli sposi, mi ricordai che durate tutta la vita non mi era mai mancato il necessario. Era stato per l'intervento di mio figlio o per quello di suo Padre? In casa si lavorava tutti senza illusioni e non senza impegno, ma non ci mancò mai la fede. Così dissi: "Non hanno vino!", perché ogni mamma, se è sola, va dai figli a chiedere aiuto.
È così, basta chiedere aiuto a chi lo può dare e io ero sicura che il Figlio del Padre non lo poteva mancare.
Mi spiego meglio.
Mio figlio non mi ha mai disobbedito anche quando io non sapevo cosa comandargli.
Era così ed è ancora così. 
Una mamma nei primi giorni dopo la nascita del suo bambino anche quando sembra dormire  è sempre al suo servizio: risponde subito alle sue necessità, ancor prima di essere chiamata da un suo strillo; si dimentica di tutto, non della sua creatura. Allo stesso modo, ma viceversa, non può vivere senza di lui. Può succedere che egli, quando poi diventa grande, ha bisogno di un aiuto, oppure al contrario che lei ha bisogno di essere aiutata; ebbene, sia che aiuti il figlio sia che abbia bisogno un aiuto è sempre di primo acchito da e per il figlio e non ha alcuna vita senza di lui. Il mio Gesù è sempre stato per me e io sempre per lui. Quante volte ho sentito successivamente i suoi discorsi fatti alla gente che lo ascoltava. Egli diceva io sono la vite e voi i miei tralci e io pensavo: Gesù è la mia vite, infatti, quando mai non mi sono sentita un suo tralcio? Egli aveva bisogno e io avevo bisogno, io avevo bisogno e mi accorgevo che egli aveva già preso questo bisgno su di sé. 
Per spiegarmi meglio io avevo qualcosa: ecco era per Gesù, lui aveva qualcosa, ecco era per darlo a me. Non era lui che aveva bisogno, ma se lo aveva, era per darmi la possibilità di aiutarlo e se io avevo bisogno era perché potessi far quel che mancava insieme a lui. Ebbene come egli è mio figlio e io non ne ho altri, così egli è il Figlio del Padre e, come io ero il suo tralcio, così egli è la manifestazine dell'onnipotenza del.Padre. Solo in questo modo mi rendevo conto di aver fede in lui e mi sembrava logico chiedergli dei miracoli, che miracoli non sono se invece questo amore diventa abituale ed è sempre di lui per me e di me in lui.
Vedi, Luca, ti dico di più.
Gesù parlava alle folle e diceva a tutti: "Voi siete i miei tralci, uniti, o recisi, che siate". Alla fine della sua vita in terra disse agli apostoli: "Voi siete i miei amici, e io vi ho dato tutto quello che il Padre ha dato a me, ebbene, io sarò sempre con voi se vi amerete l'un l'altro". Io penso che in quel momento aveva trasferito la sua casa in mezzo agli apostoli, o meglio aveva trasferito gli apostoli in paradiso.
Tu mi dirai: "Ma Maria tu sei qui su questa terra! Non sei in paradiso", e io ti rispondo: "Non è forse vero che oggi siamo qui tra noi almeno un poco già in paradiso!"...


Ritorna la gente sulla stada e ricompare il frastuono della folla, mentre si sfuoca l'attenzione sui personaggi di Maria e di Luca.